Piccole d.o.c. in fuga per la vittoria !

Piccole d.o.c. in fuga per la vittoria !

Gli ultimi due decenni hanno regalato al mondo del vino italiano numerose, entusiasmanti storie da raccontare. Tra queste c’è anche quella di alcune piccole D.O.C. giunte con faticoso impegno ai vertici del panorama enologico nazionale; anche se spesso si è rivelata decisiva la presenza di un leader autorevole e/o carismatico, capace di trascinare il territorio fino a traguardi inaspettati. In questo senso, quella del Sagrantino di Montefalco è una vicenda altamente simbolica; legata a doppio filo (scusate il gioco di parole) alla dinamica ed energica figura di Marco Caprai, giovane rampollo di una dinastia umbra del tessile. E’ lui che scuote dalle fondamenta una denominazione quasi immobile, riuscendo a spingere i propri vini verso una crescita qualitativa inarrestabile ed una fama oggi planetaria. L’attenzione verso il Sagrantino è di grande impatto ed a beneficiarne sarà l’intera squadra di produttori, dai più giovani agli storici blasoni.
Altra parabola interessante è quella del Dolcetto, un vino di Langa da sempre considerato come il minore dei più autorevoli fratelli; insomma il vino del pasto quotidiano, nato da vigneti posti spesso nelle esposizioni meno vantaggiose. Tutto questo fin quando alcuni produttori non iniziano a guardare oltre questi limitati orizzonti, percependo che un futuro migliore è possibile. A raccogliere e guidare la loro orgogliosa spinta alla crescita, ecco spuntare un enologo sorridente e determinato, Beppe Caviola, che in breve tempo dimostrerà le sorprendenti potenzialità del vitigno, restituirà identità sincera alle sotto zone e rilancerà lo stile produttivo verso un gusto che possa fondere la tradizione all’innovazione.
Non manca che dare uno sguardo al sud e qui l’occhio non può evitare di incontrare lo splendore di un territorio che parla da solo: l’Etna. Luogo estremo per i vigneti, posti ad una positiva sofferenza che quotidianamente arricchisce le uve, trasportando nel frutto la forza espressiva della terra lavica. Antichi muri a secco proteggono i ceppi ad alberello, terrazze minuscole custodiscono secolari impianti di bassissima resa, imponendo un cura manuale d’altri tempi. Tutto ciò era quasi sconosciuto al vasto pubblico del vino, fin quando le coraggiose selezioni di Nerello (Cappuccio e Mascalese) vinificate dalla cantina Benanti, non riaccesero il desiderio di gloria nel territorio. Ecco giovani viticoltori farsi avanti e navigati personaggi del settore arrivare fin sulle pendici del vulcano alla ricerca della ‘vigna perfetta’. Brindiamo quindi a questi esempi stimolanti, per augurarci che in ogni piccolo territorio si possa, presto o tardi, intraprendere un percorso virtuoso, legato alle proprie autentiche radici ma rigenerato da una coraggiosa spinta d’avanguardia.

Stefano Asaro