| Vecchio Velodromo, cucina di una volta |
Vecchio Velodromo, cucina di una volta
Lunedì pasta e patate, martedì pesce ed interiora e bollito “alla picchiapò”, mercoledì cacio e pepe e pasta e fagioli, giovedì pajata e gnocchi, venerdì baccalà e pasta e ceci, sabato amatriciana e trippa. E’ un menù della cucina romana che potreste trovare in molte trattorie della città e provincia ma che qui, nella trattoria della quale vi vogliamo parlare, è particolarmente buono, preparato con amore e accompagnato da ottimi vini. Il qui in questione è dalle parti di Largo di Colli Albani, sulla via Appia. Qui una volta c’era il vecchio Velodromo che ha funzionato fino alla fine degli anni cinquanta, qui c’era un’osteria di quartiere molto conosciuta e amata e con un bel pergolato estivo, ora c’è una trattoria che sia chiama “Osteria del Velodromo Vecchio”.
I protagonisti di questo piccolo rinascimento sono Matteo e Alessandra, entrambi vogliono ridare vita ai piatti della tradizione, ai sapori di un tempo. Basta con i locali moderni in stile bravo architetto “vorrei ma non posso”, basta con i menù un po’ scemi, che scopiazzano di qua e di là senza un’idea vera e senza un’anima. Il grande merito dei due professionisti è quello di aver puntato sulla tradizione e sulla qualità. E così coratella di abbacchio o carciofini fritti o tortino di verdure e mille altre invenzioni come apertura del pranzo. Domina il mercato, quello che si trova la mattina sui banchi nlo trovate voi nei piatti. Come primi abbiamo visto che ci si muove entro una galleria di classici, alcuni veramente buoni come gli gnocchi e la pasta e ceci, tutti da ordinare a occhi chiusi seguendo la voglia o l’estro nel caso di cacio e pepe, pasta e fagioli, baccalà, trippa e amatriciana. Certo che quando in carta c’è la zuppa di riso e indivia o il tortino di aliciotti, quando si vedono elencate le polpette di pollo e vitello con il sedano vale la pena fare il bis, provare più piatti magari assaggiando qua e là da quelli degli amici. Un piatto specialità della casa, come si suol dire, è la scaloppa del Velodromo, cioè un involtino farcito di verdure saltato in padella con pomodoro fresco e olio di quello super buono. E il tutto fatto espresso per voi. Al momento dei dolci avete il dilemma della scelta fra la torta di ricotta e la crostata di visciole o di crema e amarene. Il vino che accompagnerà il vostro pranzo non è “un litro di quello nostro”, come la tradizione, ma un vino di qualità, scelto con intelligenza tra le migliori etichette della regione, dell’Umbria e della Toscana. I prezzi del bere come del resto quelli per il mangiare sono contenuti. Insomma il Vecchio Velodromo vale il viaggio. Scoprirete che si può mangiare bene anche in periferia proprio grazie all’entusiasmo dei gestori e anche grazie ai loro clienti, giovani e ormai abituati bene. CORRIERE DELLA SERAGAMBERO ROSSO |
