Territorio e Qualità porteranno il VINO DEL LAZIO oltre la crisi ?
Dopo molti Vinitaly vissuti nel segno delle 'vacche grasse', dopo l'implosione dei prezzi e la riconversione del mercato sul giusto rapporto qualità prezzo, dopo la rinascita dell'autoctono, dopo l'avvento dei 'vini veri' e del biodinamico, eccoci a commentare l'edizione della 'crisi globale', vista con gli occhi di chi era nel Padiglione Lazio. Diciamo subito che lo sforzo espresso dall'ARSIAL è stato al livello degli ultimi anni, con la notevole differenza di spazi di accoglienza al pubblico più confortevoli e invitanti, oltre la vasta offerta di appuntamenti dedicati al vino. Forse si può partire da qui per iniziare a disegnare il profilo di questa fiera per la nostra regione. Indubbiamente, un visitatore medio che raggiunge Verona e vuole curiosare tra i grandi padiglioni presenti, si immagina che tenda a privilegiare le regioni più celebrate (Piemonte, Toscana, Campania, Puglia) per poi passare alle altre; il fatto che tutte le degustazioni in programma siano andate esaurite ci deve far credere qualcosa di diverso. L'attenzione cresce di pari passo con la qualità e con il lavoro di promozione; se c'è vera qualità si può lavorare sull'immagine di un territorio senza deludere e quindi ricevendo presenze e apprezzamenti. Tutto parte dal valore dei prodotti e dalla autorevolezza con cui possiamo arrivare a confrontarci con altre regioni, al tavolo dei degustatori e degli appassionati. L'avvento della prima DOCG regionale, il Cesanese del Piglio, ha certamente incrementato il tamtam della comunicazione, anche perchè l'immagine era finalmente quella di un gruppo, di un vitigno e di un territorio. In queste condizioni, la ribalta guadagnata dalle cantine più note e celebrate (Casale della Ioria, Coletti Conti, Colletonno) ricade senza sforzo anche sulle più piccole e di recente fondazione (Vela Tiziana, Verde Luna), formando un sistema elastico e di efficace contatto con il pubblico. E le altre zone vinicole regionali? La provincia di Latina è sembrata un po' sottotono, con un paio di produttori a tirare la volata e gli altri nelle retrovie, quasi rassegnati a quel sonnolento ritmo-fiera che certo non è più accettabile nel terzo millennio. Le cantine viterbesi si sono fatte valere proprio puntando sull'amalgama tra star affermate (Sergio Mottura, Trappolini) e nuovissime realtà (Val Teverina), ricevendo molti apprezzamenti per le numerose attività di cultura del vino e di promozione tra gli operatori, che da tempo si ripetono, spesso sotto l'attenta ed esperta regia di Carlo Zucchetti. Proprio lui, sostenuto dall'inesauribile talento di Paolo Latini, ha saputo programmare e coordinare tutte le attività offerte ai visitatori per conoscere ed apprezzare al meglio la produzione del Lazio. Un ulteriore elemento positivo che si è reso evidente in questa edizione è la crescita di giovani leve negli stands; agronomi soprattutto, produttori, consulenti, ecc. molto entusiasmo e desiderio di lavorare con intensità e passione. Non c'è ancora traccia di veri talenti tra i giovani enologi, ma la speranza rimane. Non resta che rendicontare sulle cantine provenienti dai nostri Castelli Romani e dire subito che per qualcuno è andata proprio bene, senza squilli di tromba ma con la certezza che l'attenzione sui vini cresce e si può concretizzare favorevolmente. Il Frascati, ad esempio, ha visto di nuovo aumentare i consensi e l'attenzione che diversi operatori della stampa e dell'informazione sul web gli hanno riservato non può che suonare in positivo per il futuro. Un futuro che rimane nelle mani dei produttori e del loro farsi gruppo omogeneo e rappresentante di un territorio, più che di se stessi. Ci sono tutti i presupposti e non va lasciata andare l'occasione. Oggi le aree viticole devono riappropriarsi delle rispettive identità e vendere l'immagine della loro terra, prima ancora che i propri vini. In campo regionale c'era stato un progetto più alto, che per qualche tempo è sembrato poter segnare un successo più diffuso; il suo nome non è mai risuonato nell'ultimo Vinitaly, né quello del suo massimo rappresentante, chiuso nel suo Aventino di Grottaferrata.